di Battista Q. Borghi, Dirigente Servizi per l’Infanzia, Città di Torino

Il problema dell’educazione scientifica pone nella scuola dell’infanzia diverse questioni.
Come avvicinare le bambine ed i bambini ad alcuni problemi scientifici rendendoli loro interessanti e piacevoli senza rinunciare ad una impostazione metodologica coerente e rigorosa?
Quali contenuti dominanti dovrebbero essere proposti in un programma di educazione scientifica?
Come offrire occasioni formative di approccio alla realtà scientifico-ambientale che siano accolte dalle bambine e dai bambini come fatti legati alla quotidianità ed al contesto (e quindi spontaneamente accettate come naturali) e, nel contempo, promuovere un’azione didattica efficace quando i fenomeni oggetto di interesse e di analisi si fanno più complessi e richiedono abilità cognitive tali per cui non è sufficiente immergere il bambino nella situazione, ma occorre adottare metodologie e procedure ad hoc?

1. Perché Talete?

Talete era un filosofo greco vissuto fra in VII e VI secolo a.C. Non è pervenuto nessun suo scritto e non si sa con certezza se abbia scritto qualcosa. Del pensatore greco ce ne parla Aristotele che attribuisce proprio a lui le origini del pensiero filosofico.
Talete affermò che i principi delle cose non sono invenzione degli dei ma sono da cercare nella materia: la ricerca fondamentale del pesatore greco è volta alla individuazione dell’arché, del principio primo dal quale traggono origine tutte le cose sensibili. Per cercare l’arché non c’è bisogno di guardare lontano: secondo Talete il principio di tutto è l’acqua perché è l’elemento diffuso in tutte le cose: essa si sparge ovunque, in essa è immersa la terra e da essa gli organismi viventi traggono la loro origine. Il terzo elemento che circonda la terra e l’acqua è l’aria, il quarto è il fuoco.
Talete è il primo ad affermare che per conoscere il mondo, anziché alzare lo sguardo lasciarci condizionare dalle credenze mitologiche dobbiamo guardare direttamente le cose del mondo interrogarci sugli elementi semplici che lo compongono.
Ci invita insomma alla concretezza, a prestare attenzione soprattutto agli aspetti materiali e pratici sotto i quali le cose si presentano; l’interesse è rivolto verso le regole che governano tanto gli oggetti quanto gli organismi viventi. Il filosofo greco ci dà anche l’idea che non occorre andare molto lontano, ma che bisogna soffermarsi ad esplorare da vicino e con curiosità i fatti che cadono sotto i nostri occhi per comprendere le leggi della natura ed i principi che regolano il mondo.
Il riferimento a Talete vuole richiamare perciò il senso del rapporto con le cose materiali che l’educazione scientifica nella scuola dell’infanzia dovrebbe avere. La vita quotidiana da un lato e gli oggetti ed i fenomeni che cadono sotto l’esperienza comune dall’altro rappresentano lo sfondo all’interno del quale i bambini e le bambine dell’età che va da tre a sei anni agiscono nel muovere i loro primi passi verso lo sviluppo dei concetti scientifici.
Ci piace perciò immaginare Talete come un curioso incontenibile che sta sempre con gli occhi in basso come per mantenere sempre e costantemente il rapporto con le cose; sembra volerci suggerire che il mondo (e le cose contenute in esso) va percorso continuamente con l’occhio critico della ragione.
In questo senso la conoscenza è paragonabile ad un viaggio nel mondo alla scoperta delle ragioni nascoste che regolano tutto quanto ci sta intorno e chi persegue tale conoscenza è come colui che intraprende un viaggio.

2. Perché la valigia

Un viaggio del bambino intorno alla scoperta dell’ambiente che lo circonda richiede una preparazione; e la valigia dà l’idea della necessità di una organizzazione preventiva, dell’utilità di predisporsi a un viaggio preparando il necessario allo scopo di poterlo affrontare senza problemi. Si può pensare anche al lavoratore che prima di uscire al mattino predispone la propria apposita ‘cassetta degli attrezzi’ per affrontare al meglio (e avvalendosi delle ‘tecnologie’ più adatte ed efficaci)

Il rapporto tra il luogo e il bambino migliora la loro familiarità e il loro pensiero di essere da qualche parte che conoscono. Questo ha una caratteristica importante come un modo o l’altro possono impegnarsi in pratiche adeguate e possono anche impostare una routine per tutto il loro tempo nelle loro stanze. Questo e che tutto rende il bambino più vivace e farli seguire una routine quando si legge l’articolo completo.

il proprio lavoro.
La valigia di Talete è in altre parole una metafora che serve a sottolineare due fronti distinti dell’educazione scientifica nella scuola dell’infanzia: il primo ci richiama l’idea di cultura, il secondo rimanda agli strumenti operativi ed alle pratiche legate agli apprendimenti.

2.1. La valigia come cultura

Ogni mente, compresa quella di un bambino o una bambina di tre anni, non può fare niente senza una cultura. Questo perché ognuna delle menti è il frutto di un processo di costruzione operato dal sistema simbolico condiviso dai membri di una certa comunità culturale. Non c’è in questo senso la ‘conoscenza oggettiva’ ma ogni conoscenza è, per così dire, influenzata dalla cultura in quanto ne offre i criteri di comprensione, ne determina le modalità di approccio: porzioni o aspetti diversi della realtà possono essere conosciute in modo diverso in relazione al contesto culturale di appartenenza e, insieme, alle risorse culturali utilizzate per approdare ad essa.
“Il significato di qualsiasi fatto, di qualsiasi proposizione o incontro è relativo alla prospettiva o al quadro di riferimento nei cui termini viene interpretato. (…) Le interpretazioni del significato riflettono non solo le storie particolari degli individui, ma anche le forme canoniche in cui una cultura ricostruisce la realtà. Niente è libero da influenze culturali, ma nemmeno gli individui sono semplici specchi della loro cultura. (…) La realtà ‘esterna’ o ‘oggettiva’ può essere conosciuta solo attraverso le proprietà della mente e attraverso i sistemi simbolici su cui la mente fa affidamento (1)”.
Perciò la valigia, o, come dice J. Bruner, la ‘cassetta degli attrezzi’ è caratterizzata essenzialmente dal linguaggio così come dai modi di utilizzare, in un determinato contesto, il pensiero.

2.2. Che cosa mettiamo in valigia?

Sul piano operativo, vi è un altro modo di intendere la valigia.
La valigia è un contenitore nel quale mettere gli ‘attrezzi’ (materiali e culturali) che permettono di raccogliere meglio le informazioni, di capire meglio e di ricordare meglio.
Essa è un laboratorio semplice e di facile utilizzo che può essere utilizzato quando mancano gli spazi o le risorse per la realizzazione di un laboratorio.
E’ nella sostanza una valigia che contiene degli oggetti e degli strumenti che servono per giocare, per raccogliere materiali, per fare ricerca, per esplorare l’ambiente, per compiere esperienze di carattere scientifico.
Essa offre alcuni vantaggi:
— è un contenitore di strumenti immediatamente pronti per l’uso;
— è facilmente realizzabile perché è un contenitore “povero”, non richiede cioè particolari risorse; per questa stessa ragione è “esportabile”, ossia è facilmente riproducibile, in modo diverso, da tutte le scuole, anche quelle relativamente povere d mezzi;
— è trasportabile (come lo è, appunto, una valigia) e quindi può essere utilizzata nei luoghi dell’osservazione o della sperimentazione;
— è individuale e perciò personalizzata: ogni valigia ha un proprietario (2) che ne è responsabile e che deve custodirla con cura;
— contiene gli strumenti per fare osservazione e ricerca e nello stesso tempo rappresenta un comodo (e facilmente accessibile) archivio delle osservazioni e dei materiali prodotti;
— contiene una dotazione “fissa” (alcuni strumenti di base) ed una dotazione variabile sulla base della situazione e del momento.

La valigia dell’educazione scientifica della scuola dell’infanzia può contenere due tipologie dominanti di oggetti.

a) Oggetti noti di uso comune nell’esperienza quotidiana. Si tratta di oggetti informali, cioè utili per la realizzazione di una determinata esperienza senza nel contempo essere specialistici o strutturati per un uso specifico (le corde, gli elastici, i sassi, i bottoni, ecc.)

b) Oggetti appositamente costruiti per un uso specifico che possono essere utilizzati sia in situazione di gioco, sia in situazione di attività specificamente programmate.

Relativamente alle funzioni d’uso è possibile distinguere gli oggetti contenuti nella valigia in veri e propri strumenti per la ricerca (come ad esempio la lente di ingrandimento, il fogliario, ecc.) e materiale di documentazione destinato all’archivio (come ad esempio la registrazione di appunti, la realizzazione di un disegno per conservare la memoria della forma di una chiocciola, la raccolta di campioni-reperti di un determinato ambiente osservato, ecc.).
E’ possibile inoltre distinguere fra oggetti/strumenti di base (in questo caso l’uso è fisso) che devono costantemente trovarsi nella valigia (es.: foglio e matita per prendere appunti, contenitori di diverso tipo e misura, strumenti di misura come bastoncini e corde per confrontare lunghezze ecc.) ed oggetti/strumenti specifici (in questo caso l’uso è flessibile e/o temporaneo) che possono essere di volta in volta (il misuratore dei sassi, la pressa per l’essiccazione delle foglie, ecc.) scelti ed inseriti nella valigia in rapporto ad esigenze peculiari ad una programmazione precisata di attività. La valigia può essere inoltre opportunamente collegata con un “deposito” (ad esempio un armadio appositamente adibito a questo scopo) degli oggetti che non si utilizzano sempre: in questo modo determinati strumenti possono essere inseriti nella valigia solamente nei casi in cui è necessario utilizzarli per una determinata ricerca.
La valigia dell’educazione scientifica potrà contenere diversi oggetti e strumenti; ne indichiamo a titolo esemplificativo alcuni:
— quaderno o blocco per prendere appunti;
— matita, gomma, pennarelli;
— lente di ingrandimento (grande e ben maneggevole) ;
— pezzi diversi di corda di varie misure;
— un paio di pinzette;
— un pennellino;
— un contagocce in plastica;
— diversi barattoli e contenitori vari con coperchio a vite (scatole di fiammiferi, contenitore di lucido da scarpe, valigia per diapositive, ecc.;
— vetrini in plastica del tipo di quelli ad orologio (es.: contenitori per formaggino);
— sacchetti di carta e di plastica, sacchetti di plastica trasparente;
— un paio di forbici senza punta, un rotolo di nastro adesivo, una confezione di colla;
— un paio di guanti di plastica del tipo usa e getta;
— imbuto, paletta e secchiello;
— provette in plastica con tappo a vite;
— foglio adesivo con etichette ;
— paletta, zappetta e rastrellino;
— bottiglietta con tappo a vite;
— pressa per essiccare le erbe e/o le foglie;
— metro (lineare in legno e/o in nastro di stoffa;
— bilancia;
— un rotolo di cartina di tornasole;
— misuratore dei sassi;
· …

E’ senz’altro utile segnalare anche che cosa la valigia non dovrebbe, di norma, contenere. Occorrerebbe evitare:
— i contenitori che possono facilmente perdere liquido;
— i contenitori in vetro;
— gli oggetti appuntiti e taglienti;
— liquidi o sostanze chimiche volativi tossiche (es.: alcool);
— oggetti bagnati che possono bagnare l’esterno);
— oggetti pesanti ingombranti o inutili e non necessari per il tipo di attività o di ricerca che si sta svolgendo.

La valigia dell’insegnante, oltre agli oggetti già proposti per valigia dei bambini, potrebbe contenere:
— materiale vario di riserva da utilizzarsi in situazione di ricerca sul campo nel caso in cui venissero a mancare oggetti contenuti nella valigia dei bambini;
— registratore a cassette e relative cassette;
— forbici, bisturi, paletta da giardinaggio, recipienti di riserva e contenitori di vetro;
— macchina fotografica;
— testi e manuali di consultazione su argomenti specifici;
tutto il materiale che si ritiene utile per ogni specifica attività appositamente programmata.

Sono prevedibili tre modalità d’uso della valigia.
Il primo propone l’utilizzo della valigia o di singoli oggetti in essa contenuti quando se ne presenta l’occasione anche in modo non previsto. Può capitare che durante un momento di gioco un bambino catturi una farfalla e desideri osservarne il colore delle ali. La farfalla potrà allora essere temporaneamente collocata in una valigia trasparente ed osservata a turno, con la lente, dai bambini. Questo tipo di utilizzo può essere individualizzato o di piccolo gruppo. la situazione ha comunque sempre carattere di immediatezza e di spontaneità.
Il secondo prefigura l’utilizzo della valigia in situazione di progetto didattico specificamente predisposto. La funzione dominante in questo caso è investigativa e di ricerca-scoperta: si formulano ipotesi, si elabora in itinere una linea di indagine, si tenta di risolvere problemi che immediatamente si presentano, si cercano soluzioni nuove. La valigia accompagna il bambino nel luogo di osservazione-ricerca: il prato, il parco, il fosso, le piante pioniere, gli animali del cortile, ecc.
La terza funzione dominante della valigia è quella della raccolta e del controllo delle informazioni: si dà un nome alle cose, si applicano tecniche, si ordinano gli oggetti, si classificano i reperti, si formulano sequenze secondo un criterio e così via. La valigia è, accanto al bambino, in sezione o, nel caso di spazi specifici appositamente attrezzati, nella sua postazione di lavoro.

3. Come usare la valigia: proposte di contenuti di esperienza

Secondo Talete le frontiere della scienza erano rappresentate, come detto, dall’acqua e poi dall’aria dalla terra e dal fuoco: su questi quattro elementi si fonda essenzialmente l’intero discorso intorno alla natura, organismi viventi compresi. Secondo tali principi, i contenuti dell’indagine scientifica potrebbero essere ben rappresentati dallo schema di seguito riportato.


I. Gli elementi naturali
   A. l’acqua
   B. l’aria
   C. la terra
   D. il fuoco (la luce e il calore)
II. I viventi
   A. i vegetali
   B. gli animali
   C. gli uomini

Su tale schema è possibile organizzare una molteplicità di esperienze da proporre ai bambini.

(1) J. Bruner, Per una cultura dell’educazione, Milano, Feltrinelli, 1999
(2) E’ opportuno infatti predisporre una valigia per ogni bambino.