CHARLOT IN TERZA ELEMENTARE – un intervento di ricerca-azione con bambini di terza elementare sulla fruizione/produzione di testi audiovisivi) (Prima parte) di Federico Fanelli (1) L’immagine in movimento a scuola Vi è ormai la consapevolezza che la comunicazione per immagini è una presenza costante nella vita quotidiana, la cui importanza non è trascurabile, poiché incide sui processi cognitivi, affettivi e relazionali dei bambini.
Da più parti si afferma la necessità di fornire ai soggetti in età evolutiva delle chiavi di lettura dell’immagine, e quindi un’alfabetizzazione di primo livello, in grado di porre un argine al pericolo di omologazione delle conoscenze e dei comportamenti indotto dai mass-media.
Crediamo che un adeguato «controveleno» alla cultura massmediologica sia una scuola in cui attraverso le risorse motivazionali del gioco si dia via libera alla lettura e alla scrittura di immagini, consentendo al bambino, da una parte, di sottrarsi all’ipnosi esercitata dall’immagine televisiva, che scorre in modo ripetitivo, costante ed impigrente, e dall’altra di favorire lo sviluppo delle sue capacità simboliche, e-spressive e comunicative.
Queste considerazioni trovano un riscontro operativo nei programmi della scuola primaria, dove si dice che l’educazione all’immagine deve «fare ricorso a tipi di me-todologia attiva, ricca di sollecitazioni, utilizzando proposte creative (giochi e speri-mentazioni)», allo scopo di «promuovere un primo livello di alfabetizzazione intesa come acquisizione critica dei linguaggi iconici, attivando l’espressione e la comuni-cazione delle esperienze nonché la decodificazione e l’interpretazione delle immagi-ni».
L’attività didattica e i modelli d’apprendimento comprendono, dunque, la lettura delle immagini e la loro produzione. Lettura e produzione vanno intesi come attività parallele e inscindibili proprio perché la comprensione dei diversi linguaggi audiovi-sivi richiede per essere effettiva la produzione di immagini da parte dei bambini.
Nei programmi si specifica che i bambini sono capaci di «cogliere il legame tra l’oggetto e la sua rappresentazione», se vengono messi nella condizione di proget-tare e realizzare «sequenze di immagini utilizzando tecniche diverse e media diffe-renti».
A partire da queste sollecitazioni abbiamo effettuato, in una scuola elementare di Roma, un intervento didattico (da ottobre 1998 ad aprile 1999) sulla lettura del film «Il circo» di C. Chaplin, a cui è seguita la realizzazione di un cortometraggio di ge-nere narrativo.
Il contesto socio-educativo I soggetti I soggetti osservati sono stati 21 bambini di terza elementare di una scuola ele-mentare statale di Roma, situata in un quartiere di livello sociale medio. Stando a quanto affermato dalle insegnanti, il gruppo-classe non ha usufruito nei due anni precedenti di interventi sistematici di alfabetizzazione audiovisiva.
Dalle interviste avute con ciascun alunno al nostro ingresso a scuola, abbiamo rica-vato una serie di informazioni sulle loro abituali esperienze audiovisive:
– i gusti cinematografici dei bambini sono diversi da quelli delle bambine: i primi di-cono di preferire i film fantastici e di fantascienza («Jurassic Park», «Indipendence day», «Man in balck»), mentre alle seconde piacciono i «film d’amore, («Titanic»), e «quelli che fanno ridere» («Tre uomini e una gamba», «Il dottor Dolittle»);
– soltanto 3 bambini hanno detto di non essere mai andati al cinema, mentre la maggioranza va al cinema più o meno 1 o 2 volte al mese;
– in televisione guardano abitualmente cartoni animati;
– alla domanda «Conosci film comici con Charlot», soltanto due bambini hanno ri-sposto affermativamente dicendo di aver visto «Il monello». Quale cinema? Cominciamo da Charlot Date le difficoltà che comporta l’analisi di testi filmici, soprattutto in bambini di ter-za elementare che per la prima volta si accostano ad un’alfabetizzazione audiovisi-va, si è ritenuto opportuno utilizzare inizialmente film di Chaplin, la cui immediatez-za linguistica ed espressiva consente una lettura a più livelli, dal più semplice al più complesso.
Tale considerazione è da ricondursi a quattro ordini di fattori, che caratterizzano il cinema di Charlie Chaplin: 1. La struttura narrativa, soprattutto dei suoi primi film, procede lungo un uni-co asse temporale; si osserva cioè una sostanziale coincidenza tra fabula e intreccio, allo stesso modo delle fiabe, dei romanzi d’avventura e dei testi scritti per l’infanzia.
2. I personaggi non presentano particolari complessità sul piano psicologico, sono in gran parte personaggi-simbolo, secondo la tradizione dei film morali-stici d’anteguerra: la Donna, l’Uomo, il Vagabondo, il Bambino, il Poliziotto; si prestano pertanto alla abituale dicotomizzazione operata dai bambini, che distinguono i personaggi in buoni e cattivi.
3. Il discorso filmico è di semplice lettura per i bambini; il carattere primo di questa semplicità è il predominio della componente profilmica (il mostrato) su quella filmica (il modo di mostrare); le azioni, infatti, sono mostrate come se stessero svolgendosi su un palcoscenico, che si differenzia spazialmente da inquadratura a inquadratura solo perché questa continua ristrutturazione dello spazio ripropone sempre un palcoscenico diverso, funzionale al profil-mico. La staticità delle riprese (che presenta variazioni appena accennate anche attraverso gli stacchi) pone dunque il personaggio al centro dell’inquadratura, ovviando a molte delle difficoltà che incontrano i bambini nell’identificazione dei personaggi, quando questi sono ripresi con angolature visive diverse (cosa che accade nella produzione cinematografica attuale, soprattutto americana, di cui i bambini sono grandi fruitori).
4. La gag in Chaplin è di immediato effetto e nel contempo geniale, poiché rie-sce a comunicare sia agli adulti che ai bambini, grazie ad un uso tale del lin-guaggio comico (e quindi del cinema, di cui il comico è la forma linguistica a lui specifica) da poter avere contemporaneamente livelli di lettura che spa-ziano dal comico di movimento alla più raffinata ironia. La comicità di Charlot più vicina ai bambini è quella che si affida alla caricatura e ad un uso straordinario del corpo e del movimento (la pantomima del cinema muto).
Queste riflessioni ci permettono di mettere in evidenza che se da una parte il lin-guaggio cinematografico richiede delle chiavi di lettura e dei codici di decodificazio-ne di cui il bambino non è in possesso, dall’altra parte questa difficoltà è notevol-mente diminuita nei primi lungometraggi di Chaplin, in quanto la macchina da presa è immobile nella maggioranza delle inquadrature di film come «Il monello» e «Il circo». Questo ci ha consentito di non «appesantire» troppo il contenuto della no-stra proposta didattica, escludendo nella fase di lettura del testo filmico, i codici vi-sivi relativi alla mobilità della macchina da presa.
La proposta educativa

Il nostro intervento è solo il primo passo di un più ampio, continuativo e sistematico processo di alfabetizzazione ai linguaggi audiovisivi, da realizzarsi nel corso del se-condo ciclo delle elementari.
Un adeguato curriculo di educazione all’immagine dovrebbe avere come obiettivo ultimo quello di favorire comportamenti consapevoli verso i messaggi audiovisivi, sollecitando il passaggio da un’iniziale e inevitabile partecipazione emotiva nei con-fronti di ciò che accade nel messaggio, ad un progressivo distanziamento critico at-to a suscitare nei bambini un autonomo processo di valutazione del cosa si comuni-ca e del come avviene la comunicazione audiovisiva.
Nella nostra proposta, centrata sul film a soggetto, abbiamo individuato un percor-so che parte dalla scomposizione, ottenuta suddividendo il film in unità sempre più brevi (episodi, scene, sequenze, inquadrature), e giunge alla successiva ricomposi-zione dell’oggetto filmico, dando il via ad un dialogo con il film stesso che arrivi all’individuazione del suo nucleo centrale, all’interpretazione e al giudizio su di esso. Obiettivi didattici della ricerca-intervento La proposta didattica, progettata in collaborazione con le insegnanti, ha avuto una durata di sette mesi (ottobre-aprile) per un totale di 30 interventi in classe, così di-stribuiti:
· interviste semistrutturate individuali (4 interventi di 4 ore ciascuno);
· visione e lettura del film «Il circo» (12 interventi di 3/4 ore ciscuno);
· giochi e video-interviste con la telecamera (4 interventi di 4 ore ciascuno);
· progettazione e realizzazione del cortometraggio in video «Charlot va a scuola» (10 interventi di 3/4 ore ciascuno).
In maniera schematica presentiamo le diverse componenti della proposta: gli obiet-tivi didattici (generali e specifici), i metodi e le attività, le verifiche intermedie e conclusive.
Obiettivi, metodi, attività della Ricerca-intervento.

Obiettivi didattici generali Obiettivi didattici specifici Metodi e attività didattiche verifiche Avvicinare i bambini alla lettura di testi filmici di genere narrativo (film a soggetto), cogliendo la differenza tra storia e discorso filmico. Identificare i personaggi principali e secondari, le azioni e le scene di un film. Visione del film «Il circo» e successiva discussione con il gruppo-classe. Dopo la prima visione del film, i bambini raccontano per iscritto i «momenti» più importanti del film. Ordinare tutte le scene del film, cogliendone le differenze e le relazioni spaziali, temporali e causali. – Lettura degli elaborati dei bambini e successiva discussione.- Visualizzazione grafica del film diviso in scene («la pellicola di carta»).- Lettura e discussione sulle schede n.1 compilate dai bambini.- Nuova visione del film e successiva discussione con il gruppo-classe.- Discussione con il gruppo-classe sulle risposte date ad un questionario. – Elaborazione in piccoli gruppi della scheda n.1 (Descrizione delle scene).- Questionario sul film «Il circo», a cui i bambini hanno risposto attraverso la discussione in piccoli gruppi. – Ricostruire la storia in maniera sintetica, mettendone in evidenza il processo narrativo.- Distinguere tra storia raccontata e discorso filmico. Discussione in classe sul processo narrativo del film, e sulla differenza tra durata del film e della storia raccontata. Questionario sulla struttura narrativa del film «Il circo». (somministrazione individuale). Distinguere e classificare le varie tipologie di inquadratura (scala dei piani e dei campi).- Cogliere semplici relazioni di tipo spaziale, temporale e causale tra immagini in sequenza. – Giochi in piccolo gruppo con la telecamera (scheda n. 2: Le video- interviste).- Analisi di un frammento filmico Comunicare usando il linguaggio audiovisivo. Conoscere le fasi che portano alla realizzazione di un film: soggetto, trattazione in disegni, sceneggiatura tecnica, riprese, montaggio). – Stesura individuale del soggetto del cortometraggio.- Discussione con il gruppo-classe sui soggetti scritti.- Elaborazione in piccoli gruppi della sceneggiatura. Lavori (elaborati scritti e disegni) prodotti dai bambini individualmente e in piccolo gruppo. Comprendere che il linguaggio filmico è composto da più codici: codici narrativi, della messa in quadro, sintattici ecc. – Visione del materiale video e del corto ideato dai bambini e successiva discussione. – Visione del film «Il monello». Questionario sul film «Il monello» e sintesi scritta individuale della storia raccontata. (1) Questo lavoro è stato svolto da Federico Fanelli, psicologo, durante il tirocinio post-lauream in psicologia, avvenuto con il tutoraggio di Marina Pascucci, docente di Pedagogia Generale della Facoltà di Psicologia, Università di Roma «La Sapienza». Si ringrazia Paola Crivelli, insegnante della Scuola Elementare A. Balabanoff 70 – 177° Circolo Didattico di Via Ferdinando Santi 65, la cui competenza e sensibilità nella gestione del gruppo-classe è stata fondamentale. Apparso in Vita dell’Infanzia – Opera Nazionale Montessori, Roma