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Le strutture del linguaggio: un’introduzione alla fonologia
(I) *

a cura di Angela Santese, Università La Sapienza, Roma Fonetica e fonologia

Mentre la fonetica si occupa della fisicità dei suoni, la fonologia si interessa del loro aspetto mentale.

Anche se entrambi possono essere diversi nel modo in cui vengono percepiti, è comunque molto importante che entrambi siano combinati per dare un significato a ciò che viene pronunciato. Per quanto possibile è sempre bene leggere entrambi e capire la loro interdipendenza uno dopo l’altro per una lettura e una comprensione linguistica di successo. Prova questo sito per ulteriori informazioni sulla lingua e l’arte di parlare correttamente.

La fonetica è la scienza che studia come vengono prodotti, propagati in un mezzo e percepiti i suoni. La fonologia studia la competenza che un parlante ha del sistema dei suoni che permette di trasmettere significato.

La classificazione dei suoni

La fonetica articolatoria studia il modo in cui sono prodotti i suoni.
Il sistema fonatorio, cioè l’insieme di strutture anatomiche che l’uomo utilizza per parlare, è formato da organi che svolgono primariamente altre funzioni, perché fanno parte dell’apparato respiratorio e digerente. Ciò che permette la realizzazione dei suoni della nostra lingua è l’incontro dell’aria, nel percorso dai polmoni verso l’esterno (aria espiratoria), con degli ostacoli, cioè dei restringimenti parziali o completi del canale che attraversa.

Un primo ostacolo che può trovare l’aria nel percorso verso l’esterno è nella laringe, al livello delle corde vocali. I suoni sono detti sonori (tutte le vocali e parte delle consonanti) se le pliche vocali sono messe in vibrazione dal passaggio dell’aria attraverso la laringe mentre sono detti sordi se le pliche vocali restano inattive. Se l’aria, superata la laringe, incontra delle ostruzioni, il suono prodotto è una consonante, che sarà sonora o sorda a seconda o meno della presenza di vibrazione delle corde vocali. Se invece l’aria non trova alcun impedimento al passaggio, il suono prodotto sarà una vocale, in presenza di vibrazione delle pliche vocali, e nessuna produzione di suono, in assenza di vibrazioni delle corde vocali.
   
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Le consonanti

Abbiamo detto che i suoni consonantici vengono prodotti dal superamento di un ostacolo che l’aria trova nel percorso dai polmoni verso l’esterno.
La fonetica classifica le consonanti in base a tre parametri (vedi figura 1):

– modo di articolazione, che indica il tipo di ostacolo che le genera;
– luogo di articolazione, che indica quali organi vengono a creare questo ostacolo;
– l’attivazione o meno delle pliche vocali che indica, rispettivamente, se la consonante è sorda o sonora.

Descriviamo brevemente i modi di articolazione:

a) Occlusivo: lo stretto contatto di due organi (le due labbra, lingua e palato) causano il blocco totale del passaggio dell’aria; il suono è provocato dalla brusca riapertura dell’occlusione.

b) Fricativo: l’ostacolo consiste nell’avvicinamento senza contatto di due organi; il flusso dell’aria che fuoriesce dalla piccola fessura rimasta aperta crea un rumore di frizione.

c) Affricato: due organi a stretto contatto bloccano prima l’aria e poi, aprendosi lentamente e restando molto vicini, lasciano fuoriuscire l’aria.

d) Nasale: l’aria trova un ostacolo nel passaggio nella bocca e viene spinta verso le cavità nasali.

e) Laterale: la lingua ostacola il passaggio dell’aria nella parte centrale della bocca ma lo consente lungo i due lati.

f) Vibrante: l’ostacolo è prodotto da una debole occlusione intermittente.

g) Approssimante: è un modo a confine tra l’articolazione vocalica e consonantica.

I luoghi di articolazione sono:

a) Bilabiale: le consonanti bilabiali sono articolate unendo il labbro inferiore e superiore.

b) Labiodentale: le consonanti labiodentali sono articolate unendo il labbro inferiore ai denti incisivi superiori.

c) Dentale: le consonanti dentali sono articolate accostando la punta della lingua ai denti incisivi superiori.

d) Alveolare: le consonanti alveolari sono articolate con la punta della lingua che si accosta agli alveoli dei denti incisivi superiori.

e) Post-alveolare: le consonanti post alveolari sono articolate con la parte posteriore della lingua che si accosta alla parte anteriore del palato.

f) Palatale: le consonanti palatali sono articolate col dorso della lingua a contatto col palato.

g) Velare: le consonanti velari sono articolate col dorso della lingua a contatto col velo del palato.

Le vocali

Le vocali sono caratterizzate dalla vibrazione delle corde vocali e dall’assenza di ostacoli nelle cavità superiori. La produzione delle varie vocali è determinata dagli organi mobili (lingua, labbra, velo del palato) che modificano, pur non creando ostacoli, la conformazione delle cavità che l’aria attraversa.
Dunque le vocali vengono classificate secondo la:
a) posizione delle labbra: arrotondate (per es., sono le vocali in puro e oro) e non arrotondate (per es., sono le vocali di fine e erba);
b) posizione della lingua sull’asse verticale (alta, medio-alta, medio-bassa, bassa);
c) posizione della lingua sull’asse orizzontale (anteriore, centrale, posteriore).

Figura 2: Trapezio vocalico

Fonte: adattata da Cerrato, 2000

  Posizione della lingua sull’asse orizzontale
Posizione della lingua   anteriore centrale posteriore
  Alta i   u
  medio-alta e   o
  medio-bassa      
  bassa   a  

Nella figura 2 viene rappresentato il trapezio vocalico che raffigura la cavità orale e le posizioni che la lingua può assumere nell’articolazione dei suoni vocalici.


I simboli fonetici

Nelle figure 1 e 2 sono stati introdotti i principali simboli dell’Alfabeto Fonetico Internazionale (IPA). I sistemi alfabetici tentano di rendere graficamente i suoni di una lingua ma non si ha sempre una lineare corrispondenza tra suoni e lettere. Per questo motivo si utilizzano gli alfabeti fonetici, che permettono di realizzare la corrispondenza tra segni e suoni.
Per esempio, k indica il suono iniziale di casa, t/ di cesto, g quello di ghiro, di giallo, di garage, z di sbaglio (la sibilante sonora si ha solo davanti a consonanti sonore, in base ad una regola di assimilazione di sonorità), ƒ di sci, ts di zio, dz di zebra, di gnomo, di aglio, j di ieri, w di uovo, di festa, di botte (=percosse).
Attraverso l’uso dei simboli dell’IPA è possibile rappresentare per iscritto la pronuncia di una parola.


Un fiume di parole

Noi siamo abituati a percepire un discorso come una sequenza di parole separate. Basta comunque ascoltare una lingua che non conosciamo e questa operazione di segmentazione ci diventa impossibile. Allo stesso modo, noi siamo abituati a percepire le parole come una sequenza di suoni. L’esperienza dell’analisi fonetica mostra che la comunicazione è un continuum in cui a volte è molto difficile individuare i confini tra i suoni all’interno di una parola e tra una parola e l’altra.
Tuttavia se le parole fossero dei blocchi insegmentabili, gli uomini dovrebbero essere in grado di distinguere migliaia di parole una completamente diversa dall’altra. Un sistema del genere sarebbe assolutamente antieconomico. Comporterebbe uno sforzo considerevole in primo luogo per quanto riguarda l’apprendimento e, in secondo luogo, per il riconoscimento e la produzione delle parole. Al contrario, gli esseri umani riconoscono con estrema facilità le parole della loro lingua, anche se pronunciate in condizioni di scarsa udibilità, o ad altissima velocità, o da persone con un accento diverso dal loro, o con difetti di pronuncia. Questo perché, solo un numero limitato dei suoni producibili dall’apparato fonatorio umano e percepibili dall’orecchio vengono effettivamente usati per formare parole e frasi. E ciò è possibile grazie ad un meccanismo combinatorio. Ogni lingua possiede infatti un repertorio piuttosto esiguo di unità (di solito fra le trenta e le quaranta) con le quali si possono comporre però un numero illimitato di parole. Quindi sebbene il linguaggio sia caratterizzato da un flusso continuo, la fonologia analizza questo flusso continuo in unità discrete. Le parole non sono blocchi insegmentabili ma sono composte da unità.

La unità

Lo studio fonetico della lingua definisce un inventario di suoni, detti foni. Mentre le unità, individuate dall’analisi fonologica, sono i fonemi. I foni e i fonemi vengono trascritti usando i simboli dell’alfabeto IPA (vedi tabella 1) e, per convenzione, i primi sono delimitati da parentesi quadre e i secondi da barre diagonali.
Con il termine fono ci riferiamo genericamente al suono, con il termine fonema ci riferiamo alla rappresentazione astratta, mentale del suono. Il fonema è la più piccola unità che ha un valore distintivo in una data lingua, ovvero quell’unità la cui funzione fondamentale è quella di distinguere una parola da un’altra. Come abbiamo detto il nostro sistema fonatorio può produrre tanti possibili suoni ma non tutti vengono utilizzati in una lingua per produrre frasi, parole, per comunicare. I parlanti di una data lingua attuano una scelta dei suoni che permettono di esprimere significati. I suoni che risultano rilevanti per formare e distinguere le parole di una lingua vanno a costituire il repertorio fonemico di quella lingua.
La funzione distintiva di un fonema, può essere messa in evidenza da coppie minime di parole, cioè da parole che si differenziano solo per un segmento in una stessa posizione di parola. Per vedere se un suono ha valore distintivo bisogna provare a sostituire un suono all’interno di una parola con un altro. Se da questa sostituzione deriva un cambiamento a livello di significato, cioè ci troviamo di fronte ad un’altra parola, abbiamo identificato un fonema. La coppia minima mela e vela indica che /m/ e /v/ sono due fonemi dell’italiano. La differenza di significato in questa coppia di parole può essere attribuita solo al segmento iniziale visto che per il resto le due parole sono identiche.

Un fonema può avere manifestazioni fisiche molto diverse tra di loro. Prendiamo come esempio le parole cubo, cane e chilo. In queste tre parole il suono /k/ che corrisponde al segno grafico “c” ha tre luoghi di articolazioni diversi. In cubo la posizione del dorso della lingua è più arretrata, in cane è piuttosto centrale e in chilo è piuttosto in avanti. Questi suoni diversi hanno però un valore unico in italiano, cioè non provocano mutamenti di significato in una parola. La distinzioni tra tali foni non è significativa e viene percepita come la realizzazione di un unico fonema, /k/. Quindi un fonema può contenere una classe di suoni, allofoni o varianti combinatorie, che se pur si differenziano per proprietà fisiche, non permettono di distinguere una parola da un’altra. Gli allofoni di un fonema possono essere:

• varianti condizionate se le diverse realizzazioni di un fonema sono determinate dal contesto (come le varianti di /k/ che dipendono dal tipo di fonema che segue);
• varianti libere quando in un sistema linguistico è tollerata una pronuncia o l’altra senza che questo provochi mutamento di significato. Ad esempio, in italiano, parole come casa possono essere pronunciate come ca[s]a o ca[z]a, senza che questo ne alteri il significato (1).
Ciò che emerge da quanto detto finora è che i parlanti hanno delle rappresentazioni mentali che non coincidono esattamente con le proprietà fisiche dei suoni. In altre parole, i suoni sono registrati nella nostra mente in un modo diverso da quello in cui vengono poi realmente pronunciati. La loro rappresentazione mentale tiene conto esclusivamente delle caratteristiche più significative all’interno del sistema. Fare proprio il sistema fonologico di una lingua significa acquisire queste rappresentazioni mentali, il che comporta il diventare “sordi” a tutta una serie di caratteristiche dei suoni per privilegiarne altre. Noi siamo molto più sensibili alle differenze che nella nostra lingua veicolano significato, rispetto a differenze, fisicamente altrettanto evidenti, che non lo veicolano. Lo sviluppo fonologico, in questo senso, può essere visto come un restringimento delle possibilità di partenza. Il bambino potrebbe produrre i suoni linguistici di tutte le lingue e distinguere tutte le differenze umanamente percepibili. Di fatto, col progredire della sua competenza linguistica, si adatterà al sistema fonologico della sua lingua al punto da essere sensibile quasi esclusivamente alle differenze pertinenti e significative.


(1) Vedremo più avanti che il caso di

[s]

e [z] in italiano è molto più complesso e solo in contesto intervocalico c’è questa interscambiabilità. Va inoltre detto che, se il significato non cambia, cambia però la provenienza regionale del parlante: la pronuncia con [z] è quella settentrionale.

(2) Bisogna tener presente anche le differenze regionali, infatti vi sono molte varietà di italiano in cui pesca viene pronunciata allo stesso modo sia che significhi ‘attività del pescare’ sia che significhi ‘il frutto del pesco’ e la differenza di significato viene dedotta unicamente dal contesto del discorso.


* Questo articolo è una sintesi del capitolo Le strutture del linguaggio: Un’introduzione alla fonologia di Elisabetta Bonvino del libro Il suono delle parole: Percezione e conoscenza del linguaggio nei bambini a cura di Margherita Orsolini. Milano: La Nuova Italia (2000).

• La lettura continua

• Tabella dei simboli fonetici delle consonanti dell’italiano

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