“Lo spazio e gli spazi”

di Battista Quinto Borghi

Lo spazio accompagna il bambino e l’adulto in forma inconsapevole. Esso si colloca fra le azioni quotidiane e le cose da un lato in un rapporto di familiarità, dall’altro come una sorta di zona oscura. Si tratta di un linguaggio silenzioso che influenza fortemente le esperienze ed i contesti di crescita degli individui.

Parlare di strutturazione ed organizzazione degli spazi del nido in funzione del bambino non significa riferirsi esclusivamente alla loro distribuzione fisica ed alla collocazione dei materiali e degli arredi, ma anche (e, potremmo dire, soprattutto) occuparsi del contesto comunicativo, relazionale e cognitivo che si viene ad instaurare.

L’individuazione di categorie pedagogiche che facciano riferimento a requisiti specifici che gli spazi del nido dovrebbero avere deve necessariamente tenere conto di due aspetti fra loro reciprocamente connessi:

· La consapevolezza che lo spazio influenza i comportamenti da un lato evitando o costruendo situazioni disturbanti, di difficoltà comunicativa, di stress, ecc.; dall’altro favorendo od ostacolando la socializzazione fra coetanei, garantendo condizioni qualitative elevate per l’apprendimento difendendo la privacy di ognuno, ecc.

· La consapevolezza che occorre guardare agli spazi dei nidi in una prospettiva, per così dire, ecologica, ossia muoversi nella convinzione che i comportamenti nello spazio dipendono da diversi e complessi fattori come i processi motivazionali, relazionali, cognitivi, ecc., in un contesto cioè in cui gli spazi fisici sono strettamente connessi con quelli sociali e socio-culturali.

E’ possibile, in questo senso, individuare tre categorie pedagogiche che possono costituire altrettanti indicatori validi per la qualità dello spazio presso i servizi per l’infanzia: le prestazioni funzionali, le prestazioni topologiche e le prestazioni simbolico-culturali dello spazio.

Le prestazioni funzionali

Le spazio è inteso come organizzazione le cui regole sono stabilite da ritmi e funzioni per lo più fisse. C’è il luogo per giocare, per imparare, per stare con gli altri, per comunicare, per nutrirsi, per attendere i genitori e così via. Si tratta delle funzioni d’uso concreto dei diversi spazi: il loro uso insomma può essere più o meno rigido, più o meno flessibile, può dare sicurezza, può essere abitato facendo sentire a proprio agio chi lo abita. Le prestazioni funzionali dello spazio possono essere perseguite prestando la dovuta attenzione a tre criteri antinomici.

Stabilità / flessibilità L’asilo nido può essere inteso come un “contenitore” entro il quale il bambino effettua le proprie esperienze di crescita: da un lato gli spazi devono offrire costantemente delle conferme ed assicurare una stabilità necessaria a costruire la memoria, la ricorsività, la predittività; dall’altro essi devono essere sempre in grado di modularsi sulla base delle mutevoli esigenze di crescita dei bambini.
Riconoscibilità / differenza Il nido come contesto di vita per i bambini è caratterizzato da situazioni ed eventi che ognuno di essi immagazzina nella propria esperienza. E’ fondamentale la realizzazione / conservazione degli elementi che garantiscono ad ogni spazio un carattere proprio e specifico: i colori delle pareti, la collocazione degli arredi, la luce e, sinteticamente, tutto ciò che contribuisce alla costruzione di un determinato clima di un contesto dato. In altre parole è necessario che il bambino possa vivere da una parte un senso di appartenenza nei confronti dell’asilo nido dall’altra riconosca lo stesso nido come un ambito di vita specifico che come tale si differenzia dalla casa e da altri contesti con i quali i bambini hanno a che fare.
Condivisione / privacy L’asilo nido deve essere in grado di garantire una accoglienza plurale, deve cioè sapere accogliere e mettere insieme bambini diversi che si trovano a svolgere insieme delle attività (giocare insieme, imparare, fare conversazione, ecc.). Il servizio deve cioè essere un luogo di relazioni (il clima collaborativo e costruttivo dell’intera sezione) e di sub-relazioni (gli scambi fra un bambino ed un altro bambino, fra un bambino ed un adulto). I servizi per l’infanzia devono contemporaneamente essere un luogo nel quale è garantita tanto l’incolumità fisica dei bambini, quanto la stabilità psicologica (deve garantire la stabilità, la tranquillità, il rispetto di ognuno, la possibilità di reciproca tolleranza). Si tratta in altre parole di garantire quel tanto di equilibrio necessario fra le legittime esigenze di un gruppo di bambini che hanno oggetti e spazi in comune e che condividono strumenti e risorse.

Le prestazioni topologiche

In questo ambito sono comprese le relazioni fra i diversi spazi del nido o materna: delle prossimità e delle separazioni, delle collocazioni e delle posizioni degli oggetti e degli arredi, dell’ordine o del disordine, della presenza o dell’assenza di regole per quanto riguarda il loro utilizzo. La tendenza deve sempre essere, in questo senso, della razionalizzazione e dell’ottimizzazione dell’esistente in funzione del bambino. Lo spazio deve cioè consentire un’adeguata organizzazione del lavoro ed una oculata attenzione ai ritmi dei suoi ospiti. Le prestazioni topologiche dello spazio possono essere rimandano la propria attenzione a tre criteri dominanti: la sicurezza / protezione, l’autonomia, l’estetica.

Sicurezza / protezione Il nido deve essere un luogo sicuro nel quale sia garantita in massimo grado, come detto, l’incolumità dei suoi ospiti. Devono perciò essere rimossi tutti gli elementi che possono rappresentare un possibile rischio: dall’uso non corretto delle fonti energetiche alla presenza, negli infissi o negli arredi, di forme appuntite o di materiali taglienti. Inoltre il suo accesso (dalla misura delle porte alla dimensione dei servizi igienici, dalla presenza di soglie a quella di scalini) deve essere totalmente privo di barriere architettoniche.
Autonomia E’ importante sottolineare due aspetti reciprocamente complementari dell’autonomia: quella fisica e quella emotivo-cognitiva. Con la prima si intende la presenza di tutte quelle condizioni che non solo consentano, ma positivamente favoriscano la capacità di superare ostacoli e barriere. In relazione al secondo aspetto è importante attribuire ai diversi spazi da un lato una funzione precisa e riconoscibile in modo tale da favorire il più possibile la personalizzazione, dall’altro la possibilità di un utilizzo polivalente degli spazi stessi (gli spazi cioè, in questo senso, sono di volta in volta riprogettabili): in entrambi i casi il bambino potrà usare tali spazi in modo intenzionale e sulla base di un “progetto” (che in alcune situazioni sarà individuale ed in molte altre condiviso con gli altri).
Estetica Non poca importanza ha la scelta delle forme, dei colori, della disposizione alla luce e, nella misura del possibile, dei materiali costruttivi e degli arredi. L’organizzazione degli spazi e la disposizione degli arredi deve sempre abbinare funzionalità a gradevolezza. Questo significa rifuggire da due possibili rischi fra loro opposti. Il primo è rappresentato da spazi freddi, spogli, anonimi e perciò poco vivibili. Il secondo è caratterizzato da inutili feticismi per oggetti che in realtà servono poco o per disposizioni di materiali e arredi che in nome di un presunto estetismo corrono il rischio di essere poco funzionali. Occorre insomma fare tutto quanto è possibile affinché il bambino si senta a suo agio, trovi gli spazi di proprio gusto e si senta autenticamente “a casa propria”.

Le prestazioni simbolico-culturali

La percezione e l’utilizzo degli spazi assume significati specifici in rapporto a determinate esperienze di carattere simbolico-culturale. In questo caso l’educazione allo spazio consiste in un progetto formativo teso a sviluppare le capacità simboliche.

Le prestazioni simbolico-culturali dello spazio rimandano ad una pluralità di ambiti che possono essere riconducibili a tre categorie: la comunicazione, l’apprendimento e il gioco.

Comunicazione Gli spazi devono sempre consentire la possibilità di effettuare una molteplicità di scambi comunicativi reciproci (bambini/bambini e bambini/adulti). I servizi per l’infanzia deve cioè potere essere un luogo nel quale è possibile interagire comunicativamente, manifestare affetti, esprimere emozioni, comunicare informazioni, confrontare conoscenze. Il margine concesso alla risposta comunicativa non dipende solamente dalle capacità “di trasmissione” da parte dell'”emittente” e di “ricezione” da parte del “ricevente”, ma anche dalla dimensione degli spazi nei quali si comunica, dalla loro coibentazione acustica, dalle barriere visive presenti, dalla predisposizione di contesti specifici in grado di favorire la comunicazione (lo spazio delle conversazioni, l’angolo del libro, il laboratorio della lettura) e così via.
Apprendimento L’asilo nidoè il luogo nel quale il raggiungimento di traguardi cognitivi rappresenta una tappa importante. Gli spazi si propongono in questo senso come un ambito all’interno del quale da un lato comportamenti ed atteggiamenti si traducono a poco a poco in schemi formali (attraverso l’imitazione, l’apprendimento di regole, ecc.), dall’altro, attraverso la programmazione didattica, l’educatore promuove conoscenze. Gli spazi del nido e della materna devono in altre parole essere tali da permettere la crescita esplorativa del bambino, devono garantirgli la possibilità di collocarsi in una posizione attiva, devono consentirgli la capacità di sperimentare, costruire, fare ricerca, inventare.
Gioco Da ultimo, ma non per questo meno importante, gli spazi del Nido e della materna devono offrire anche possibilità ricche di gioco. Quest’ultimo infatti favorisce la crescita, l’affermazione di sé, la fiducia negli altri, la curiosità, il desiderio incessante di esplorare, la creatività. Gli spazi devono perciò necessariamente prevedere possibilità di gioco nel quale predomina il movimento, le attività tranquille, la socializzazione, la libera esplorazione, l’apprendimento.

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